Quilombo Trentino sostiene la campagna #KundërGjakmarrjes

quilombo kunderAnche Quilombo Trentino aderisce e sostiene la campagna di Operazione Colomba in Albania #KunderGjakmarrje (contro le vendette di sangue).
Le vendette di sangue sono un fenomeno che colpisce numerose famiglie in Albania.
Le vendette sono l’eredità di antiche prescrizioni normative contenute nel “Kanun”, un codice consuetudinario che ha regolato la vita sociale in questa parte dell’Albania a partire dal 1400. La presenza di simili prassi e consuetudini è ancora presente, in particolare nelle aree più isolate come la zona montana di Tropoja, ma il numero di casi è alto anche nelle aree urbane e peri-urbane (soprattutto a Scutari e Lezha) dove migrano le famiglie dalle zone rurali e montane. Secondo questo complesso di regole consuetudinarie, quando veniva commessa un’offesa ai danni dell’onore di un uomo o della sua famiglia, il clan di quest’ultimo poteva ricostituirlo in due modi: “emettendo vendetta” attraverso l’uccisione del colpevole o di uno dei suoi parenti maschi adulti; decidendo di perdonare il colpevole e l’intero suo clan di appartenenza.
In caso di vendetta, l’uomo che l’aveva compiuta era costretto a migrare, allontanandosi dal villaggio d’origine, per sfuggire alla successiva vendetta cui andava in contro e per rispetto del lutto causato. Inoltre, la sua famiglia d’origine doveva vivere in condizioni di auto-reclusione per paura di essere oggetto di atti violenti. Questa tradizione, che in un contesto di assenza di altri sistemi legali costituiva una forma di controllo sociale e anche legale, è ricomparsa, in forma degenerata, dopo la fine del comunismo per la difficoltà delle giovani istituzioni albanesi di difendere la legalità in tutte le aree del Paese. Il regime comunista aveva combattuto fortemente tutto quello che era “tradizione”, arrivando anche a proibire le religioni. Lo sforzo di creare “l’uomo nuovo” ha finito per creare le condizioni per cristallizzare questa tradizione senza permetterne una normale evoluzione culturale. Finita la dittatura, una democrazia debole ed inesperta non poteva controllare il paese con lo stesso pugno di ferro, inoltre, il crollo istituzionale del 1997 con la contrapposizione fra bande armate ha favorito l’idea che la giustizia si possa amministrare con l’onore, da qui la nascita di molte faide ma anche l’evidenza della mancanza del retroterra culturale per controllare le faide. Le donne e i bambini dovrebbero essere esclusi dal fenomeno della vendetta, ma secondo la prassi più recente purtroppo sempre più spesso questo vincolo venga rotto e, quindi, anche i componenti più vulnerabili delle famiglie possono essere considerati a rischio. Quello che era un meccanismo sanzionatorio auto-regolato, che in passato sostituiva le autorità statali praticamente assenti nelle regioni più remote, è nella fase odierna una fonte di soprusi e di continue violazioni dei diritti umani fondamentali, che condanna gli adulti ad una vita improduttiva e i bambini e i ragazzi a vivere nella paura o viceversa nella rabbia e nell’obbligo di vendicarsi.
Le vittime delle “vendette di sangue” sono infatti oggetto di differenti forme di privazione di diritti di base e di discriminazione nell’accesso a questi, in particolare a causa della limitazione della libertà di movimento dovuta alle possibili azioni violente. Ma sono vittime anche i membri della famiglia costretta, secondo specifiche regole patriarcali, a vendicarsi. Questi ultimi, infatti, vivono la propria vita nell’angoscia di dover ristabilire l’onore perduto attraverso un atto estremamente violento. Ne deriva un’educazione alla vendetta che può ricadere sui figli maschi, sui quali pende l’aspettativa dell’uomo forte che vendica la famiglia offesa.
Queste condizioni provocano l’impossibilità di garantire ai bambini una normale vita sociale e relazionale fuori dal contesto familiare, rendono difficile l’accesso a cure mediche, restringono enormemente le possibilità di trovare lavoro per gli adulti, causano gravi conseguenze psicologiche, e contribuiscono anche alla propagazione delle situazioni di conflitto e violenza in tali contesti di esclusione ed isolamento sociale.
La mancanza di possibilità di accesso ai diritti fondamentali è causata anche dalla scarsa sensibilizzazione della società civile su questo tema e di una generale sotto-stima da parte delle istituzioni pubbliche, che non avviano quindi adeguate risposte in termini di servizi per tali cittadini.
I volontari di Operazione Colomba vivono in Albania dal 2010 e quotidianamente lavorano contro questo fenomeno. In maniera diretta andando a visitare le famiglie colpite dal fenomeno e accompagnandole in maniera concreta con percorsi di rielaborazione e trasformazione del conflitto che vorrebbero porre le persone di fronte al fatto che oltre alla vendetta c’è l’opzione della riconciliazione che il Kanun stesso prevede.
In maniera indiretta promuovendo eventi di sensibilizzazione, raccogliendo dati sul fenomeno e producendo report che aiutano a comprendere maggiormente la portata di queste faide.

Molte informazioni sul fenomeno si trovanso sul sito di Operazione Colomba e su un sito a cura dei volontari in Albania che è anche la pagina ufficiale della campagnacampagna albania facebook-pagina001La campagna #KunderGjakmarrje vorrebbe chiedere a tutti una presa di posizione contro le vendette facendosi testimonial esponendo lo stikers con scritto “Kunder Gjakmarrjes – Contro le Vendette di sangue”.

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